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Allora
Mike, prima di tutto vorrei sapere cosa avete fatto
subito dopo la fine del tour dello stupendo
"Blackwater Park"...
"Uhm, niente di speciale.
A dire il vero, credo che non siano passate nemmeno
due settimane tra quando siamo tornati a casa dal
tour e quando io ho iniziato a scrivere il materiale
per 'Deliverance' e 'Damnation'... anzi,
l'intenzione iniziale era quella di fare un disco
abbastanza pesante ed in linea coi precedenti, ma
dopo un po' di tempo mi sono ritrovato a comporre un
sacco di roba acustica e melodica, quindi non sapevo
proprio come unirla alle parti più heavy. Jonas (Renske,
dei Katatonia/nda) mi ha suggerito di fare due
dischi separati, in modo da selezionare meglio il
materiale e dividerlo tra i due Cd a seconda dello
stile... non ero molto convinto di questa cosa, ma
dopo aver iniziato a pensare il materiale in
funzione di due album differenti, tutto è andato più
liscio..."
Per quale motivo avete deciso
di pubblicare i dischi separatamente a distanza di
qualche mese, anziché fare un doppio CD?
"Fondamentalmente per un
motivo artistico... vedi, la musica che sta su
'Damnation' non ha nulla a che vedere non solo con 'Deliverance',
ma con tutto quello che abbiamo fatto fino ad ora.
Non è possibile collegare le canzoni di 'Damnation'
a quelle vecchie neanche volendo farlo apposta... e
per questo motivo, ci tenevo al fatto di marcare una
separazione con tutto il resto. Inoltre, bisogna
considerare i due Cd come due dischi veri e
propri... se li avessimo pubblicati insieme,
entrambi avrebbero perso valore e 'Damnation'
sarebbe stato visto solo come il secondo Cd di 'Deliverance',
anziché come un oggetto a sé stante. Tra l'altro,
con tutta la roba che abbiamo inserito nei due
dischi credo che un doppio Cd di due ore sarebbe
stato davvero troppo stancante e difficile da
digerire per gli ascoltatori, ma ancor di più per
chi si fosse avvicinato per la prima volta alla
band. La Music for Nations voleva fare un doppio Cd
ma noi ci siamo opposti... alla fine loro hanno
acconsentito, ma hanno voluto che passassero un
certo numero di mesi tra le due uscite, in modo da
promuoverle separatamente in maniera adeguata... se
i due Cd fossero stati pubblicati insieme, infatti,
non avremmo avuto il pieno supporto economico ed
ogni aspetto della promozione (dalle recensioni alla
pubblicità) avrebbe portato comunque a vederli come
un album unico".
Quali differenze fondamentali
vedi tra "Deliverance" e i dischi
precedenti?
"Beh, rispetto a 'Still
Life' e 'Blackwater Park' si tratta sicuramente di
un album più pesante e veloce, ma anche di un album
molto più cupo e in un certo senso maligno. Al
tempo stesso, però, si tratta di un disco più
sperimentale perché non fa leva solamente sul
songwriting ma su ogni singolo aspetto, dalla
produzione alla cura dei più piccoli dettagli.
Trovo inoltre che alcuni passaggi siano veramente
disturbanti e sinistri, e lo pensano anche gli altri
della band... pensa che Martin Mendez, scherzando,
voleva mettere un bollino sul Cd con scritto
'vietato ai minori di 18 anni', eheh!".
Parlami un po' dell'artwork
del disco che per la terza volta di seguito avete
affidato a Travis Smith...
"Guarda, prima ancora di
registrare qualunque cosa per 'Deliverance' avevo già
in mente l'artwork del disco... mi ero immaginato
questa stanza abbandonata, la stanza da letto di una
coppia molto anziana, piena di mobili vecchi e
intrisa di un'atmosfera desolata. L'idea di base
esprimeva non solo molta solitudine e malinconia, ma
proprio un senso di morte che aleggiasse
nell'aria... e credo che il lavoro di Travis Smith
sia stato eccezionale, perché ha capito
perfettamente quello che volevo ottenere. Sono
davvero molto soddisfatto. Per quanto riguarda il
legame con l'album, l'unica relazione risiede in 'A
Fair Judgement', perché in sostanza questa canzone
è stata ispirata dall'immagine di copertina... quel
pezzo andrebbe ascoltato nella stessa stanza della
copertina, per ricreare l'effetto che avevo in mente
all'inizio del tutto!".
Voi proponente una musica
complessa e di non facile assimilazione che però
pare essere apprezzata da tantissime di persone:
pensi che tutti questi fan siano realmente in grado
di comprendere la vostra musica?
"Ti posso rispondere
facendo un parallelismo con i Tool. Per qualche
motivo, i Tool vengono associati al nu-metal e
chiunque ascolta il nu-metal non può fare a meno di
apprezzare e parlare bene dei Tool... anche se poi,
quando andiamo a esaminare la loro musica è
evidente che non hanno proprio nulla a che fare col
nu-metal. Ma la maggior parte degli attuali fan dei
Tool, però, non sono affatto fan di vecchia data,
ma anzi si sono appassionati alla band solo con
l'ultimo disco o quello prima, e provengono dalla
generazione del nu-metal... beh, una cosa simile -
ma in un contesto diverso - è ciò che è successo
a noi. Gli Opeth ormai hanno pagato tutti i debiti
che avevano nei confronti dell'underground, e a
partire da 'Still Life' ci siamo spostati su un
altro ordine di cose... ci siamo trovati ad avere a
che fare con un'etichetta vera e propria, che non si
limita a produrre i dischi ma che li vende anche, e
che lo fa nel miglior modo possibile. Per la prima
volta abbiamo avuto una promozione massiccia e
capillare, perché a quel punto non si trattava più
di rientrare delle spese sostenute per produrre il
disco e poi sedersi in poltrona... e questo ha dato
i suoi frutti, perché 'Still Life' ha avuto un
discreto successo, ma ancora maggiore è stato il
suo eco. Le copie vendute di 'Blackwater Park' sono
state tre o forse quattro volte tanto quelle di
tutti i dischi precedenti messi insieme... e questo
ha portato ad un grosso allargamento dell'audience e
a un ribaltamento delle parti tra i nuovi fan e
quelli vecchi".
Beh, non c'è che dire! Ormai
siete in una situazione più che confortevole... ma
non c'è nulla che rimpiangi dei vecchi tempi,
quando eravate ancora agli inizi?
"No, non rimpiango niente
dei vecchi tempi. Questa è la mia vita, questa è
la mia carriera... ed è anche la mia unica fonte di
guadagno. Ora che ho smesso di lavorare, gli Opeth
sono diventati il mio lavoro a tutti gli effetti. E
comunque, il fatto di essere underground o meno non
è qualcosa che si pianifica a tavolino... se i tuoi
dischi vendono allora esci dall'underground, ma non
sei certo tu a decidere se i tuoi dischi venderanno
o meno. Inoltre, l'underground non lo si lascia mai
alle spalle, perché viene inglobato nella
progressione della band... non si perdono i vecchi
fan, non si dimenticano i vecchi dischi, ma ogni
volta si fa un passo in avanti per costruire
qualcosa in più. Ci sono dei gruppi che si vantano
di essere underground, ma questa è solo una scusa
per coprire il fatto che la loro musica fa schifo.
Ora non voglio accusare nessuno, ma per quanto mi
riguarda voglio che gli Opeth siano una band di
successo... a patto che non si debba sacrificare la
musica, ovviamente. Siamo andati per la nostra
strada e alla fine le cose si sono volte a nostro
favore, perciò credo che anche in futuro andrà così...
d'altro canto, abbiamo solo ricevuto le attenzioni e
i responsi che ci meritavamo da tempo. In questo
senso, credo che 'Deliverance' sia una dimostrazione
di onestà perché si tratta di un album più
pesante ed estremo dei due che lo precedevano, e
credo che molti dei fan che ci hanno conosciuto con
'Blackwater Park' si troveranno in difficoltà
durante l'ascolto di questo disco nuovo".
Sul promo in mio possesso non
ci sono i testi, ma immagino che questi seguano lo
stile adottato negli ultimi due album, giusto?
"Sì, i testi di
'Deliverance' seguono la scia di quelli di
'Blackwater Park', ma questa volta sono molto più
comprensibili del solito, sia nel modo in cui sono
scritti sia per ciò che trattano... più che altro
mi sono ispirato a cose che sono accadute nella mia
vita e ai miei punti di vista su alcuni argomenti,
ma non è stato facile. In queste situazioni non è
come quando si ha tra le mani un concept, con i
personaggi che guidano un po' l'andamento delle cose
e via dicendo... si tratta di partire da zero e
iniziare a scrivere senza un preciso punto di
partenza. Conta poi che ho scritto i testi molto in
fretta e sotto una grande pressione, li ho iniziati
non più di due o tre giorni prima di entrare in
studio a registrarli... Comunque, per darti un'idea
dei testi ad esempio la prima canzone parla di un
mio incubo abbastanza ricorrente, che prende vita da
una cosa che mi è successa durante l'infanzia...
niente di particolarmente strano o traumatico, ma
col tempo ho iniziato a sognarlo e ogni volta
diventa un incubo sempre più angoscioso e
disturbante. 'Master's Apprentices' invece parla di
alcuni miei cari amici, ma non posso dirti di più
perché non sarebbe giusto nei loro
confronti..."
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