.......INTERVISTA OPETH  BY LOLLOZ

INTERVISTA TRATTA DA FLASH N.167 DEL DICEMBRE 2002 Mike Akerfeldt, cantante-chitarrista e songwriter della band si è lasciato andare ad un'intervista senza veli e senza segreti...

Allora Mike, prima di tutto vorrei sapere cosa avete fatto subito dopo la fine del tour dello stupendo "Blackwater Park"...

"Uhm, niente di speciale. A dire il vero, credo che non siano passate nemmeno due settimane tra quando siamo tornati a casa dal tour e quando io ho iniziato a scrivere il materiale per 'Deliverance' e 'Damnation'... anzi, l'intenzione iniziale era quella di fare un disco abbastanza pesante ed in linea coi precedenti, ma dopo un po' di tempo mi sono ritrovato a comporre un sacco di roba acustica e melodica, quindi non sapevo proprio come unirla alle parti più heavy. Jonas (Renske, dei Katatonia/nda) mi ha suggerito di fare due dischi separati, in modo da selezionare meglio il materiale e dividerlo tra i due Cd a seconda dello stile... non ero molto convinto di questa cosa, ma dopo aver iniziato a pensare il materiale in funzione di due album differenti, tutto è andato più liscio..."

Per quale motivo avete deciso di pubblicare i dischi separatamente a distanza di qualche mese, anziché fare un doppio CD?

"Fondamentalmente per un motivo artistico... vedi, la musica che sta su 'Damnation' non ha nulla a che vedere non solo con 'Deliverance', ma con tutto quello che abbiamo fatto fino ad ora. Non è possibile collegare le canzoni di 'Damnation' a quelle vecchie neanche volendo farlo apposta... e per questo motivo, ci tenevo al fatto di marcare una separazione con tutto il resto. Inoltre, bisogna considerare i due Cd come due dischi veri e propri... se li avessimo pubblicati insieme, entrambi avrebbero perso valore e 'Damnation' sarebbe stato visto solo come il secondo Cd di 'Deliverance', anziché come un oggetto a sé stante. Tra l'altro, con tutta la roba che abbiamo inserito nei due dischi credo che un doppio Cd di due ore sarebbe stato davvero troppo stancante e difficile da digerire per gli ascoltatori, ma ancor di più per chi si fosse avvicinato per la prima volta alla band. La Music for Nations voleva fare un doppio Cd ma noi ci siamo opposti... alla fine loro hanno acconsentito, ma hanno voluto che passassero un certo numero di mesi tra le due uscite, in modo da promuoverle separatamente in maniera adeguata... se i due Cd fossero stati pubblicati insieme, infatti, non avremmo avuto il pieno supporto economico ed ogni aspetto della promozione (dalle recensioni alla pubblicità) avrebbe portato comunque a vederli come un album unico".

Quali differenze fondamentali vedi tra "Deliverance" e i dischi precedenti?

"Beh, rispetto a 'Still Life' e 'Blackwater Park' si tratta sicuramente di un album più pesante e veloce, ma anche di un album molto più cupo e in un certo senso maligno. Al tempo stesso, però, si tratta di un disco più sperimentale perché non fa leva solamente sul songwriting ma su ogni singolo aspetto, dalla produzione alla cura dei più piccoli dettagli. Trovo inoltre che alcuni passaggi siano veramente disturbanti e sinistri, e lo pensano anche gli altri della band... pensa che Martin Mendez, scherzando, voleva mettere un bollino sul Cd con scritto 'vietato ai minori di 18 anni', eheh!".

Parlami un po' dell'artwork del disco che per la terza volta di seguito avete affidato a Travis Smith...

"Guarda, prima ancora di registrare qualunque cosa per 'Deliverance' avevo già in mente l'artwork del disco... mi ero immaginato questa stanza abbandonata, la stanza da letto di una coppia molto anziana, piena di mobili vecchi e intrisa di un'atmosfera desolata. L'idea di base esprimeva non solo molta solitudine e malinconia, ma proprio un senso di morte che aleggiasse nell'aria... e credo che il lavoro di Travis Smith sia stato eccezionale, perché ha capito perfettamente quello che volevo ottenere. Sono davvero molto soddisfatto. Per quanto riguarda il legame con l'album, l'unica relazione risiede in 'A Fair Judgement', perché in sostanza questa canzone è stata ispirata dall'immagine di copertina... quel pezzo andrebbe ascoltato nella stessa stanza della copertina, per ricreare l'effetto che avevo in mente all'inizio del tutto!".

Voi proponente una musica complessa e di non facile assimilazione che però pare essere apprezzata da tantissime di persone: pensi che tutti questi fan siano realmente in grado di comprendere la vostra musica?

"Ti posso rispondere facendo un parallelismo con i Tool. Per qualche motivo, i Tool vengono associati al nu-metal e chiunque ascolta il nu-metal non può fare a meno di apprezzare e parlare bene dei Tool... anche se poi, quando andiamo a esaminare la loro musica è evidente che non hanno proprio nulla a che fare col nu-metal. Ma la maggior parte degli attuali fan dei Tool, però, non sono affatto fan di vecchia data, ma anzi si sono appassionati alla band solo con l'ultimo disco o quello prima, e provengono dalla generazione del nu-metal... beh, una cosa simile - ma in un contesto diverso - è ciò che è successo a noi. Gli Opeth ormai hanno pagato tutti i debiti che avevano nei confronti dell'underground, e a partire da 'Still Life' ci siamo spostati su un altro ordine di cose... ci siamo trovati ad avere a che fare con un'etichetta vera e propria, che non si limita a produrre i dischi ma che li vende anche, e che lo fa nel miglior modo possibile. Per la prima volta abbiamo avuto una promozione massiccia e capillare, perché a quel punto non si trattava più di rientrare delle spese sostenute per produrre il disco e poi sedersi in poltrona... e questo ha dato i suoi frutti, perché 'Still Life' ha avuto un discreto successo, ma ancora maggiore è stato il suo eco. Le copie vendute di 'Blackwater Park' sono state tre o forse quattro volte tanto quelle di tutti i dischi precedenti messi insieme... e questo ha portato ad un grosso allargamento dell'audience e a un ribaltamento delle parti tra i nuovi fan e quelli vecchi".

Beh, non c'è che dire! Ormai siete in una situazione più che confortevole... ma non c'è nulla che rimpiangi dei vecchi tempi, quando eravate ancora agli inizi?

"No, non rimpiango niente dei vecchi tempi. Questa è la mia vita, questa è la mia carriera... ed è anche la mia unica fonte di guadagno. Ora che ho smesso di lavorare, gli Opeth sono diventati il mio lavoro a tutti gli effetti. E comunque, il fatto di essere underground o meno non è qualcosa che si pianifica a tavolino... se i tuoi dischi vendono allora esci dall'underground, ma non sei certo tu a decidere se i tuoi dischi venderanno o meno. Inoltre, l'underground non lo si lascia mai alle spalle, perché viene inglobato nella progressione della band... non si perdono i vecchi fan, non si dimenticano i vecchi dischi, ma ogni volta si fa un passo in avanti per costruire qualcosa in più. Ci sono dei gruppi che si vantano di essere underground, ma questa è solo una scusa per coprire il fatto che la loro musica fa schifo. Ora non voglio accusare nessuno, ma per quanto mi riguarda voglio che gli Opeth siano una band di successo... a patto che non si debba sacrificare la musica, ovviamente. Siamo andati per la nostra strada e alla fine le cose si sono volte a nostro favore, perciò credo che anche in futuro andrà così... d'altro canto, abbiamo solo ricevuto le attenzioni e i responsi che ci meritavamo da tempo. In questo senso, credo che 'Deliverance' sia una dimostrazione di onestà perché si tratta di un album più pesante ed estremo dei due che lo precedevano, e credo che molti dei fan che ci hanno conosciuto con 'Blackwater Park' si troveranno in difficoltà durante l'ascolto di questo disco nuovo".

Sul promo in mio possesso non ci sono i testi, ma immagino che questi seguano lo stile adottato negli ultimi due album, giusto?

"Sì, i testi di 'Deliverance' seguono la scia di quelli di 'Blackwater Park', ma questa volta sono molto più comprensibili del solito, sia nel modo in cui sono scritti sia per ciò che trattano... più che altro mi sono ispirato a cose che sono accadute nella mia vita e ai miei punti di vista su alcuni argomenti, ma non è stato facile. In queste situazioni non è come quando si ha tra le mani un concept, con i personaggi che guidano un po' l'andamento delle cose e via dicendo... si tratta di partire da zero e iniziare a scrivere senza un preciso punto di partenza. Conta poi che ho scritto i testi molto in fretta e sotto una grande pressione, li ho iniziati non più di due o tre giorni prima di entrare in studio a registrarli... Comunque, per darti un'idea dei testi ad esempio la prima canzone parla di un mio incubo abbastanza ricorrente, che prende vita da una cosa che mi è successa durante l'infanzia... niente di particolarmente strano o traumatico, ma col tempo ho iniziato a sognarlo e ogni volta diventa un incubo sempre più angoscioso e disturbante. 'Master's Apprentices' invece parla di alcuni miei cari amici, ma non posso dirti di più perché non sarebbe giusto nei loro confronti..."